Dall’incoronazione di Federico II del sec. XIII, al Regno di Carlo Emanuele III del sec. XVIII, ai tempi moderni di Vittorio Emanuele III Re D’Italia; 

chi esercitava la professione del Notaio in quei periodi storici? In che modo veniva esercitata?

In tempi molto antichi, stiamo parlando del periodo storico del Medioevo, la figura del Notaio veniva scelta come tale, tramite titolo conferito da un’idonea autorità ed essendo una vera regalia, titolare di tale concessione era difatti il Sovrano e le autorità ad esso delegate.Tra i notai attivi, all’aprirsi dell’età di Federico II, vi era una significativa presenza di Notai nominati dai precedenti imperatori, incoronati o solo designati, nel corso di una delle loro discese in Italia. Qualche Notaio aveva ottenuto la nomina da alte autorità della corte imperiale, come Wolfgerius, cancelliere di Ottone IV, al quale tale potestà era stata conferita unitamente all’incarico; o da personalità che ne avevano ricevuto una specifica concessione, come quella elargita da Ottone IV al ferrarese Pietro Aldighieri. Tuttavia, la Publica Fides riconosciuta al Notaio, non poteva dipendere unicamente dalla prerogativa conferita da un privilegio, ma doveva essere fondata su conoscenze e capacità che soltanto una adeguata preparazione culturale e professionale poteva garantire. Anche durante il Regno di Carlo Emanuele III, stabilì che fosse Notaio della corona, per gli atti che riguardavano la famiglia reale, il Primo Segretario di Stato per gli affari esteri mentre per tutti gli altri atti lo fosse il Primo Segretario di Stato per gli affari interni. Il compito poi passò al Presidente del Consiglio dei ministri, mentre il compito di Ufficiale di stato civile per la famiglia reale spettava al Presidente del Senato. Tale regime venne mantenuto anche durante il ventennio fascista, basti pensare a nientemeno che Benito Mussolini in cui, in alcune occasioni, fungeva da Notaio della corona.

Con la luogotenenza il Re iniziò poi ad usare per gli atti privati un notaio libero professionista e proprio a tal proposito, quando anche il Re Vittorio Emanuele III decise di rinunciare formalmente al regno a favore del figlio Umberto II, il Re non ritenne opportuno rivolgersi al Presidente del Consiglio De Gasperi, bensì mandò a chiamare un notaio, normale professionista con studio a Napoli, e venne scelto il notaio Angrisano.