La figura del notaio trova la sua origine in Italia.

Le testimonianze di una prima attività notarile dalla quale è possibile far discendere l’istituto del notariato moderno risalgono al medioevo e sono maggiormente connesse alla città di Bologna.

A tal proposito vi è l’antico Palazzo notarile che indica la sede della potente società dei notai, situato nel cuore della città, nel quale si custodivano i documenti notarili redatti dai notai del posto.

Nonostante l’importante ruolo attualmente ricoperto, il notaio nasce con compiti ben differenti da quelli attuali.

Durante la Repubblica Romana il notarius era il segretario dell’imperatore e dei governatori delle province avente il compito di riportare per iscritto sotto dettatura le note e di prendere appunti in occasione di discorsi pubblici o arringhe giudiziarie.

Solo nel tardo impero comparve la figura del tabellio, che maggiormente si avvicina alla figura odierna, avente la funzione di redigere le scritture private anche se non ricopriva una funzione pubblica.

Dal secondo dopoguerra, il Notariato italiano ha rivestito un ruolo fondamentale nell’attuazione dei principi della Carta costituzionale, fornendo adeguata tutela giuridica ai fruitori delle sue prestazioni, il cui numero si è ampliato notevolmente in ragione del sorgere di nuovi ceti emergenti, determinato dal boom economico degli anni Cinquanta. In tale contesto, si sono resi maggiormente evidenti rispetto al passato gli aspetti privatistici dell’attività notarile.

In molte città italiane, inoltre, i notai fin dal sec. XII si costituirono in corporazioni o collegi, con propri statuti e ordinamenti riguardanti l’ammissione alla professione, modi di redazione e di conservazione degli atti, rapporti con gli altri notai e con i clienti, ecc.; spesso gli stessi collegi istituirono scuole per la formazione dei nuovi notai; peraltro già alla fine del sec. XII l’ars notariae incominciò a essere insegnata nelle università come le altre dottrine giuridiche.